Concept

Il progetto INVISIBILIA, organizzato e diretto da Giulio Lughi, parte dalla constatazione che molti prodotti della creatività contemporanea non sono vere e proprie “opere” nel senso di oggetti fisici, quanto piuttosto installazioni, strutture site-specific, situazioni performative, attività sul territorio e simili. Prodotti di grande peso economico e grande risonanza mediatica, ma che difficilmente trovano le filiere operative in grado di proiettarle dentro la realtà socio-economica. In questo senso si tratta di “beni culturali invisibili”: il progetto si è proposto quindi di studiare e sviluppare un modello culturale e mediatico che utilizzi le più aggiornate tecnologie della comunicazione digitale per sviluppare la conoscenza, il mantenimento, il riuso e la redditività di questi particolari beni.

Il progetto tiene conto di uno scenario culturale in profonda trasformazione, in cui:

  • sta emergendo una specifica dimensione culturale dei media digitali che, pur meno studiata rispetto alla cultura dei mass-media e agli scenari culturali più tradizionali, sta mostrando delle caratteristiche che richiedono di essere valutate secondo principi autonomi;
  • è sempre più forte la presenza di infrastrutture di rete che vanno oltre il loro impatto tecnico, mentre riconfigurano l’ambiente sociale da esse innervato come vere e proprie reti di conoscenza: ad es. le piattaforme di workflow collaborativo, che superano i semplici sistemi di blog, forum, chat, ecc. per fornire veri e propri sistemi informativi sottostanti al lavoro dei gruppi;
  • c’è stata negli ultimi anni una ridefinizione dei “beni culturali”, soprattutto in rapporto all’impiego delle tecnologie, passando da un’ottica “locale” di singoli problemi tecnici da affrontare e risolvere separatamente, ad un’ottica “globale”, “di sistema” che richiede valutazioni e soluzioni strategiche soprattutto nella prospettiva degli open data e dell’interoperabilità;
  • si sviluppano nuove forme di visualizzazione cognitiva e di immersività multimediale ad alto tasso di interattività, che rappresentano un deciso passo avanti rispetto alla tradizionale documentazione fotografica o audiovideo, puntando a forme complesse di cross- e trans-medialità;
  • emerge in modo sempre più deciso la “Creatività Digitale” come zona di frontiera dove si sperimentano la “domesticazione” e l’assestamento percettivo, emozionale, estetico e socio-culturale delle nuove tecnologie;
  • cambiano profondamente i meccanismi dell’apprendimento e del trasferimento di conoscenza, dove la frammentazione degli strati sociali, la dimensione metacognitiva e riflessiva, la mobilità dei soggetti sul territorio e le mutate condizioni economiche e antropologiche impongono l’affiancamento delle tradizionali attività formative, statiche e formali, con strumenti evoluti di lifelong learning.

Partendo da queste basi, la sfida del progetto è far uscire la problematica dei beni culturali dal suo guscio assistenziale, usando a 360 gradi l’innovazione tecnologica e la Creatività Digitale per valorizzare gli asset culturali della contemporaneità.