Seminario stakeholder

Il 23 aprile 2013 ha avuto luogo, con la collaborazione di Torino Nordovest, un seminario di discussione e di indirizzo, strutturato in forma di workshop a cui hanno partecipato, oltre ai rappresentanti di tutti i Musei partner e a Francesco Poli, in veste di esperto coordinatore di arte contemporanea, i rappresentanti di tutte le principali istituzioni culturali torinesi: Pinacoteca Agnelli, Fondazione Fitzcarraldo, MUSLI, GAM, ARTISSIMA, Venaria, Fondazione Merz, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Regione Piemonte, Provincia, Città di Torino. Ha aperto i lavori Patrizia Lombardi, direttore del DIST - Dipartimento Interateneo (Politecnico e Università di Torino) di Scienze del Territorio, che ha ospitato il seminario.
Qui di seguito alcuni dei principali interventi.

Francesco Poli
Università di Torino, docente di Arte Contemporanea

Partendo da una serie di domande come :”Il multimedia favorisce o meno il visitatore ad andare al museo? La visita virtuale sostituisce la reale?” è possibile delineare una prima prospettiva sul concetto di multimedialità, in tutte le sue sfaccettature e attrattive. Partendo dal presupposto che la conoscenza e il rapporto con l’arte e l’evento artistico non è esclusivamente fisico, e diretto verso l’opera, è evidente che anche l’approccio critico può essere stimolato attraverso la costruzione e la progettazione di una visualizzazione virtuale dell’opera: questa risulterà reale tanto quanto l’esperienza diretta, introducendo quindi nell’approccio digitale quella sfera critica di cui si sente spesso la mancanza nelle diverse altre piattaforme oggi consultabili, che pur possiedono un forte contenuto artistico.

 
 

Le visite virtuali possono essere davvero un rappresentare un passo in avanti verso una forma di lavoro creativo ed esteticamente rilevante, pur fornendo allo stesso tempo le consuete possibilità pratiche e funzionali di lettura di opere e mostre, ma offrendo in questo modo sguardi del tutto nuovi e critici. Il multimedia risulta funzionale nella didattica delle scuole, introducendo l’uso del digitale fino ad ora trascurato: queste strategie permettono ai giovani di lavorare con la fantasia prima di fare esperienza della mostra stessa, e agevolano un confronto ideologico (non solo nelle scuole, ma anche a livello critico internazionale) tra ciò può venire considerato reale e ciò che non lo è. Attraverso una piattaforma virtuale come INVISIBILIA sarebbe interessante quindi innescare dei processi di lavoro, ricerca e realizzazione creativa; cosa assolutamente non presente in altri strumenti pur collegati a musei o fondazioni. Con una piattaforma del genere si potrebbe addirittura creare una serie di percorsi ipotetici tra le opere, sia come prova per future mostre, sia come strumento creativo e critico.

Alessandro Bollo
Fondazione Fitzcarraldo

Multimedia, digitale, piattaforme e musei sono ormai parole (e concetti) che devono trovare un accordo operativo, un comun denominatore che già si manifesta nel pubblico stesso. L’importanza dei bisogni dei fruitori non deve mai essere sottovalutata, il poter rispondere alle esigenze socio-culturali delle persone, e parlare a pubblici più ampi sono solo alcune delle potenzialità che un approccio come quello del progetto INVISIBILIA può offrire ai suoi utilizzatori. Strumento utile, la tecnologia, in quanto coadiuva logisticamente gli stessi ‘visitor studies’: attraverso i sistemi di tagging e di registrazione dei comportamenti del fruitore/visitatore è possibile sempre più individuare e decifrare le domande a cui le grandi istituzioni culturali devono dare ormai risposte adeguate e innovative, se vogliono essere ancora competitive e rilevanti.

 
 

Elena Biondi
Fondazione Centro Conservazione Restauro La Venaria Reale

La multimedialità e il digitale sono strumenti ormai fondamentali nel campo della comunicazione, attraverso di essi si sviluppa e si attualizza una nuova prospettiva che è necessario prendere in considerazione per affacciarsi a nuove realtà con spirito competitivo. L’offerta è molto ampia quando si parla di database o piattaforme da scegliere, da ritagliare ed adattare al proprio stile. INVISIBILIA ad esempio si propone non solo come una nuova piattaforma che contiene informazioni utili agli utenti, seguendo le ultime tendenze della rielaborazione digitale di dati e materiale video, ma si propone anche come entità dialogante, non solo con l’utente ma anche con le altre piattaforme museali, o come supporto scolastico ed universitario. La frammentazione delle conoscenze on line è quindi un topic che va affrontato e risolto, una barriera che va abbattuta cercando di creare degli strumenti per permettere la diffusione su larga scala di tutti gli aspetti della conoscenza che ci interessano.

 
 

Giorgina Bertolino
Fondazione Sandretto

Come “beni culturali invisibili” la Fondazione Sandretto ha sempre considerato tutto quell’insieme di azioni e relazioni, laboratori, conversazioni che stano alla base dell’approccio educativo adottato fin dall’apertura della Fondazione. Il pubblico deve quindi avere parte del potere decisionale, ottenere la parola, contribuire, ed essere ascoltato attraverso operazioni di feedback che solo il digitale e il multimedia può offrire senza un dispendio eccessivo di risorse. Nella prospettiva della Fondazione sarebbe molto interessante poter disporre di uno strumento di archiviazione e documentazione come quello proposto dal progetto INVISIBILIA, uno strumento che possa essere tarato ad hoc per un nuovo approccio sulle opere, viste e fruite non solo come oggetti statici ma come strumenti dinamici e produttori di momenti partecipativi dal sapore critico e comunitario. Attraverso strumenti come questo si cerca di creare quella si potrebbe chiamare ‘cittadinanza culturale’, una dimensione che permetterà di entrare in contatto dinamico anche con altre realtà e pubblici; un consumo esperienziale basato quindi sul digitale e sul multimediale sarebbe un supporto chiave per ottenere ed espandere l’idea di ‘community collaborante’.

 
 

Vincenzo Lombardo
Università di Torino, Dipartimento di Informatica – CIRMA

Il multimediale e le iniziative che su esso si basano, come quella del progetto INVISIBILIA, permettono di approfondire e utilizzare l’aspetto ludico del digitale, che proviene dalle logiche del videogioco; infatti sono logiche che agevolano l’interazione dell’utente di qualsiasi età, attraverso un approccio dialogante. Molto spesso si tratta di forme in grado di ricreare la fisicità sul web, e per questo motivo il multimedia ci permette di spaziare dalla semplice visualizzazione di informazioni alle visite virtuali in 3D. Un approccio simile è stato seguito per il progetto 150digit.it, dove lo staff ha lavorato su una proposta di interaction design che riproponesse i temi della mostra Italia 150, tenendo però conto della virtualità dei nuovi supporti e proponendosi quindi anche come strumento didattico. Utilizzando la parola ‘design’ si rimette infatti in gioco anche la creatività artistica, che può essere sfruttata come strumento e veicolo di altre forme artistiche, come supporto estetico di una mostra. Questo tipo di supporto, estetico e didattico, aperto anche alla dimensione ludica dell’esperienza, può rivelarsi un ottimo strumento per coinvolgere anche gli studenti nel processo di apprendimento.

 
 

Orietta Brombin
PAV - Parco Arte Vivente

La tecnologia attraverso il digitale e il multimedia è un’ottima risorsa, in quanto attraverso di essa è possibile ottenere una maggiore immersione del fruitore e dell’utente nell’opera d’arte. L’esperienzialità può essere quindi una carta vincente, soprattutto quando si attinge da un serbatoio di fonti scelte con cura e creatività. Il progetto INVISIBILIA potrebbe quindi offrire uno strumento che non solo metta in pratica le potenzialità del virtuale, e che funzioni da cassa di risonanza dell’offerta artistica, ma che possa anche fungere da archivio: un archivio progettato ad esempio con l’aiuto di un artista, che diventerebbe in questo modo parte del processo esperienziale. Chi meglio di un artista può infatti comunicare un percorso immersivo e critico in un dedalo di opere?

 
 

Sara Monaci
Politecnico di Torino, Dipartimento DIST

Le ricerche sui siti dei musei d’arte contemporanea, sulla loro struttura e strategia di comunicazione, evidenziano ad oggi una serie di carenze.
E’ auspicabile potenziare i materiali documentari e i progetti dei musei votando la tecnologia alla creatività e proponendo un’esperienza emozionale dell’opera d’arte. L’utente può essere considerato un consumatore da soddisfare in un’ottica di marketing esperienziale.

 
 

Simona Lodi
Piemonte Share Festival

Il dilemma sul fatto che il digitale escluda il reale non si pone nemmeno, il digitale non è assolutamente in concorrenza con l’esperienzialità. L’esperienza virtuale non sostituisce assolutamente la visita reale.